Come scoprire gli inganni durante un racconto

Tutti mentiamo, ma mentire a differenza di quanto alcuni credono, è un processo difficilissimo, infatti i fattori che bisogna tenere sotto controllo sono numerosi, proprio per questo chi dice una bugia non riesce a controllare ogni cosa.

Un osservatore esterno di solito prende in considerazione solo il verbale dell’altra persona, ma le parole fanno parte proprio di quei pochi elementi che un bugiardo esperto riesce a controllare di più, e se come osservatori ci basiamo solo su questo dato, chi mente riesce a farla franca.

Il viso è l’altro elemento in primo piano, sede dell’identità della persona e delle sue emozioni, anche la mimica facciale è uno dei punti che il bugiardo riesce a controllare meglio.

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Negli anni ottanta sono stati numerosi gli studi che hanno cercato una relazione tra aspetto verbale e bugie, e tra questi citiamo le ricerche di Johnson e Raye, che hanno studiato le differenze tra la memoria percepita realmente e la memoria immaginata.

Secondo tali autori, i ricordi percepiti come reali comportano più informazioni contestuali spazio-temporali e maggiori dettagli di tipo sensoriale.

I ricordi di tipo immaginativo invece, contengono generalmente informazioni di tipo egocentrico.

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Ciò significa che quando si racconta una menzogna ci saranno ben pochi elementi “cinestesici”, riguardanti per esempio le sensazioni, le emozioni, gli odori. Si tenderà invece a raccontare un’immagine.
È molto più facile costruirsi una storia basandosi su delle scene invece che su un insieme di reazioni ad esse.

Ancora verso la fine degli anni ottanta, alcuni ricercatori come Schooler, Loftus, e Garhard, sono arrivati alla conclusione che le persone usano molte parole per descrivere ricordi reali e se fanno riferimento a più processi cognitivi usano espressioni di dubbio, mentre nelle situazioni di memoria immaginata si fa meno riferimento ai dati sensoriali.

7d15d-provaSul nostro libro Prova a Mentirmi – ediz. Franco Angeli vengono citate altre ricerche e svelati altri metodi per riuscire a svelar le menzogne, per approfondimenti scientifici vi rimandiamo alla lettura del libro.

 

 

 


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Comportamento del bugiardo

La menzogna molto spesso è svelata dal comportamento che adotta il bugiardo.

Un errore dato da alcuni indizi rivelatori, può svelare la verità.
Gli indizi rivelatori sono dati dal linguaggio non verbale, dal paraverbale (l’uso della voce: tono, volume, ritmo), dai lapsus del bugiardo, senza di essi possiamo cadere facilmente nel tranello degli indizi di falso.

Quando abbiamo a che fare con indizi di falso dobbiamo cercare di ottenere più indizi espliciti, più informazioni per sapere se il nostro interlocutore sta mentendo o meno.
Esistono vari modi di mentire: possiamo mentire e dire allo stesso tempo la verità, magari in modo esagerato o umoristico.

Possiamo cercare di sviare i sospetti, cioè ammettere un’emozione, ma indicare una causa falsa, oppure possiamo usare la dissimulazione a metà, ammettendo solo mezze verità, comunque, in ogni caso, non possiamo impedire ai nostri comportamenti di tradirci, sia a livello di pensiero, che a livello di indizi di falso.

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A livello di pensiero, possiamo renderci conto che:

• Non abbiamo tempo a disposizione per imparare a memoria una strategia o una parte da recitare.

• Non possiamo prevedere le domande che ci vengono rivolte (anche se abbiamo preparato una strategia).

• Non ricordiamo quanto appena detto, cadendo in contraddizione davanti a nuove domande.

A livello emozionale può capitare che:

• Se cerchiamo di nascondere un’emozione ci tradiranno le parole, oppure lapsus verbali o gestuali. Anche se può essere difficile che ciò accada, è invece facile tradirsi a livello di comunicazione non verbale.

• Per non esser scoperti, nascondiamo le nostre emozioni, dichiarando il falso.

 Le emozioni da mascherare sono essenzialmente di tre tipi:

• Paura di esser scoperti

• Senso di colpa

• Soddisfazione per aver beffato qualcuno

Per quanto riguarda la paura di esser scoperti, possiamo notare che essa può esser di forma alta o anche bassa, dipende molto dalla posta in gioco (la quale più è alta, più è intensa l’emozione che si prova) e dalle ricompense e punizioni.
La stessa “pratica” nel mentire (cioè il dire spesso bugie e farla franca), riduce la paura di esser scoperti, aumentando la fiducia in se stessi.

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Una credenza abbastanza comune che possiamo smentire subito, è quella riguardante le ricompense, infatti si è soliti credere che più siano di livello alto, più le persone siano portate a mentire, ma ciò non è assolutamente vero.
Un venditore ad esempio, non mira sempre alla ricompensa economica, ma anche all’ammirazione dei colleghi o anche dei concorrenti, o anche spuntarla su quello specifico cliente da tutti reputato un osso duro.

… estratto dal libro: Prova a Mentirmi di Pandiscia Fabio e Meridda A. – Edizioni Franco Angeli.


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Un pò di chiarezza sul linguaggio del corpo

Il linguaggio del corpo è una materia affascinante, permette di scoprire i lati più nascosti della personalità dell’interlocutore che abbiamo davanti ed è utile per fornisci feedback in tempo reale per migliorare le nostre relazioni interpersonali,ma sopratutto ci permette di scoprire quando, una persona ci sta dicendo una bugia o una verità.

lie_to_me-fanartDi recente, l’interesse verso questo affascinante mondo della comunicazione non verbale è andato via via crescendo, grazie sopratutto ad alcune serie televisive sull’argomento, ma cosi come è cresciuto interesse, è cresciuta anche molta ignoranza.
Alcuni si sono improvvisati esperti, e cavalcando l’onda di questo successo hanno iniziato a fare corsi di formazione su questo tema, creando ancora più confusione sull’argomento. Continua a leggere

A cosa è dovuta la differenza di ruoli uomo-donna?

La maggior parte delle specie sociali ha un’organizzazione così specifica da attribuire ruoli diversi tra maschi e femmine del branco – pensate ad esempio ai leoni e alle leonesse – e questo si nota in tutte le razze dei nostri parenti più prossimi: i primati.

Tra gorilla, scimpanzé e umani i maschi hanno sempre svolto funzioni di difesa dai pericoli e di guardiani contro gli invasori.
Sono per questo più grossi, muscolosi, forti delle rispettive compagne.

Questo è dovuto alla presenza massiccia di un ormone di nome TESTOSTERONE, presente in tutti i vertebrati e secreto dal cervello ma, in grandissima parte, dai testicoli.

L’effetto rende i maschi di tutte le specie di vertebrati più aggressivi, violenti, muscolosi – con rare eccezioni, come nei criceti – delle loro compagne.

Le attuali ricerche sul campo hanno stabilito che la quantità di testosterone nella madre è responsabile, in molti casi, dell’inclinazione sessuale del figlio.

Bassi tassi di testosterone, secondo tali studi, genererebbero tendenze omosessuali nei figli maschi.
Va però tenuto conto che nella nostra specie l’omosessualità è in gran parte originata dall’educazione e dalla cultura, e in minima parte dalla genetica – come succede in tutti i gruppi di mammiferi sociali.
Negli animali “inferiori”, come anfibi e pesci, l’omosessualità è invece di natura totalmente genetica.

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Quindi, in definitiva, gli uomini tradiscono e le donne sono fedeli?
Sappiamo tutti che NON è così semplice.

Ma ciò che genera fedeltà e tradimento sono cose diverse.

Una donna tradisce il compagno perché non si sente più desiderata, ammirata o perché non lo ama più – di solito in relazione alle prime due cause.

Un uomo tradisce la compagna perché ha incontrato una donna più disponibile e verso la quale non ha obblighi.

 

Il ruolo femminile per gli uomini ha una duplice valenza: la donna che conoscono meglio è la mamma, e questa determinerà il futuro dei suoi rapporti con le donne, dove cercherà un ricalco FISICO della mamma (ad esempio il colore dei capelli o degli occhi simile, o un seno prosperoso).

Ma la mamma è anche colei che ordina e educa, quindi tutti i maschietti a un certo momento arrivano a volersene staccare e a cercare una donna diversa per carattere, che sarà la sua compagna.

Purtroppo la natura femminile tende, specie se la donna avrà dei figli, a far passare il compagno per un “figlio maggiore” invece di un genitore, che verrà sgridato per il suo comportamento da “bambino”: lascia le cose in disordine, vuol uscire con i compagni a giocare (o a bere), fa tardi la notte eccetera.

 

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L’uomo di solito si comporta a tali attacchi esattamente come con la mamma: prima la ignora, poi prova a fare come vuole lei e infine se ne separa per cercare un’altra donna.

Anche le donne son legate al padre, primo uomo della loro vita.
Ma il rapporto è diverso: invece dell’aspetto tenderanno a cercare un uomo con le QUALITÀ del padre.

Per esempio che fa un lavoro simile, o paziente, forte, gentile come loro “vedono” il padre.
La tendenza a formare una nuova famiglia non è il distacco ma il desiderio di una famiglia propria.
Quando il compagno non si comporta più come lei vorrebbe, cerca un nuovo compagno che possa corrispondere alla sua idea di padre-capobranco.

Per approfondimenti consigliamo la lettura del libro “Il metodo antiballe” – Ediz. Anteprima.


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Pronti a … raggiungere obiettivi?

Ti è mai capitato di conoscere delle persone che quando decidono qualcosa cambiano idea molto rapidamente e altre che invece tengono duro più che possono piuttosto che tornare sui loro passi?

Secondo te chi dei due riesce ad ottenere più successo nella vita? Di seguito ti lascio alcune righe di riflessione sull’argomento e alcune regole per strutturare bene un obiettivo, usando le tecniche della PNL.

John C. Salak disse che le persone di successo sono quelle portate a decidere rapidamente e a cambiare idea molto lentamente. Al contrario dei falliti. Che decidono molto lentamente e se devono cambiare idea lo fanno rapidamente.

Coloro che riescono a raggiungere gli obiettivi non se ne stanno con le mani in mano, ma pensano ed agiscono di conseguenza.
All’opposto abbiamo persone che non riescono a raggiungere nulla nella vita, le quali appartengono a due categorie: chi pensa senza agire e chi agisce senza pensare.

Pensiero ed azione sono dunque due facce della stessa medaglia
Chi come me si occupa di coaching riceve spesso molte domande e tra queste la classica è: «Scusa posso farti una domanda? Io vorrei cambiare vita, ma non sono ancora convinto, cosa mi consigli da fare?».

Alla domanda che generalmente viene rivolta loro (Che tipo di vita ti piacerebbe fare?) queste persone rispondono per il 90%: «Non lo so, però sono sicuro di una cosa: non voglio più un lavoro come quello che ho, non voglio più vivere con il solito stipendio e con lo stress delle tante cose da fare».

E’ ovvio che sono persone, che sanno dove non vogliono più stare, ma non sanno dove dirigersi.
Il procedere in tal modo non garantisce il raggiungimento di alcun obiettivo.
Non è possibile conoscere quali risorse possiamo mettere in atto per raggiungere una mèta quando non sappiamo cosa vogliamo raggiungere.
Stato attuale e stato desiderato devono essere ben chiari ogni volta che vogliamo raggiungere un risultato nella vita.

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La congiunzione dello stato attuale con lo stato desiderato determina la direzione in cui vogliamo andare.

La geometria stessa dice che servono due punti per determinare una retta e per quanto riguarda gli obiettivi avere una direzione vuol dire aumentare la possibilità di raggiungere il risultato voluto.

E’ ovvio che la linea che congiunge lo stato attuale con lo stato desiderato non è regolare.

In teoria dovrebbe essere una retta, ma in pratica sappiamo che ogni qualvolta ci mettiamo in moto per raggiungere un obiettivo, la vita puntualmente ci mette innanzi ostacoli e impedimenti di vario tipo e solo chi è deciso a puntare sempre nella stessa direzione non viene fermato da essi.

È importante però non perdere di vista dove si è diretti e non demoralizzarsi durante il viaggio anzi, se possibile è bene divertirsi, perché il viaggio, spesso, è più importante della destinazione.
Per controllare se stiamo o no andando verso la direzione giusta dobbiamo comportarci allo stesso modo dei bambini.

La mia bambina ad esempio, non vede l’ora di diventare “grande”, io ho appeso al muro un metro di stoffa e lei tutti i giorni vede di quanto si è alzata.

Lo stesso possiamo fare noi: se ci monitoriamo solo alla fine dell’anno è difficile che andremo a realizzare quello che ci siamo proposti.

 

Farlo una volta al mese è già diverso e farlo una volta a settimana, ci darà quasi la imagesCAHB3XF3certezza di raggiungere l’obiettivo voluto, perché la nostra attenzione resterà costantemente concentrata su esso.

Ma quali sono le caratteristiche di un buon obiettivo?
Se dovessi immaginare di voler raddoppiare i miei guadagni in un anno, la prima cosa che dovrei fare è scrivere il mio obiettivo formulandolo in modo semplice, cioè che stia in una riga di quaderno.

Un esempio potrebbe essere: “Voglio aumentare i miei guadagni entro l’anno”.
Frasi formulate in questo modo sono semplici, ma non ancora perfette.

Andiamole a migliorare. Innanzitutto è bene usare il tempo presente, quindi invece che dire: «Dovrei raddoppiare i miei guadagni entro l’anno» è meglio usare la frase: «Quest’anno raddoppio i miei guadagni».

Il tempo presente rende l’obiettivo più concreto e raggiungibile.

Oltre a strutturare l’obiettivo in modo semplice ed ad usare il tempo presente, è opportuno accompagnare la frase con termini emozionali particolari: incoraggianti e positivi.

Miglioriamo ancora di più il nostro obiettivo!

La terminologia da usare risulta importante, quindi la frase «Quest’anno raddoppio i miei guadagni» non è certo un granché in termini emotivi.
Dire invece «Quest’anno raddoppio i miei guadagni per essere più sicuro finanziariamente» è molto diverso.
La frase resta sempre semplice, usa il tempo presente, ma è anche positiva emotivamente.
Il non raggiungere il risultato deve essere mentalmente associato al provare stati d’animo limitanti e negativi, il solo immaginare questo stato emotivo deve spingerci all’azione per fuggire il dolore e se possibile, raggiungere il piacere.

In questo esempio abbiamo parlato di soldi, ma quando parliamo di guadagni e finanza l’obiettivo non sono i soldi.

Pensaci un attimo: cosa sono i soldi? Sono solo pezzi di “carta”?
Nessuno lavora sodo per ottenere della “carta”, ma si lavora per ottenere benefici ed emozioni che solo quella “carta” potrà dare ed è questo, il vero obiettivo che ci spinge all’azione.

L’importante è restare con i piedi per terra, un obiettivo non è formulato bene quando è espresso in questo termini: “Quest’anno voglio guadagnare un milione di euro”.
Bisogna infatti esprimere bene ciò che si vuole ottenere in termini di benefici con quel milione di euro, meglio ancora quali emozioni possiamo provare al raggiungimento di quei determinati benefici.

 

perchè succedPer approfondimenti consigliamo la lettura del libro:

Perchè succede tutto a me? – diventare artefici del proprio destino con la PNL – edizioni Franco Angeli

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